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Saturday, February 7, 2026
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Ucraina, Zelensky resiste: ‘Escludo il nostro ritiro dal Donbass’ – Notizie


La Russia prosegue l’avanzata in Ucraina per rafforzarsi in vista del summit con Donald Trump e “prepara una nuova offensiva”, altro che pace: il vertice in Alaska di fatto è “una vittoria personale” per Vladimir Putin.

Non usa mezzi termini Volodymyr Zelensky in vista del vertice di Ferragosto e non molla di un centimetro ribadendo le sue posizioni: “Escludo qualunque ritiro delle forze ucraine dal Donbass”. Il timore è sempre lo stesso: che il presidente Usa e il leader del Cremlino ad Anchorage si accordino su un’intesa che passi sopra la testa di Kiev.

Una preoccupazione condivisa dai partner europei che, a due giorni dal summit, hanno insieme a Zelensky un appuntamento virtuale con Trump per ribadire la loro posizione: il destino dell’Ucraina si decide solo con l’Ucraina.
La Casa Bianca non commenta la tesi di Zelensky di una possibile nuova offensiva russa, e si limita a ribadire il “rispetto” e l'”impegno” del presidente per il leader di Kiev e i partner europei. Incontrando i giornalisti alla Casa Bianca, intanto, la portavoce Karoline Leavitt ha cercato di smorzare le eccessive aspettative per il summit: per Trump è un “esercizio di ascolto”, ha detto, ribadendo che la speranza di Trump è quella in futuro di un vertice trilaterale con Putin e Zelensky.

“Il presidente ha sempre detto di volere la pace. Ma questo è un incontro bilaterale con una delle due parti in guerra. E servono tutte e due le parti per un accordo”, ha ribadito Leavitt, smarcandosi dalle domande su cosa Trump intendesse per “scambio di territori” in un ipotetico accordo. Un tema questo sul quale Zelensky tira dritto, escludendo cessioni alla Russia, a dispetto di quanto avrebbe chiesto Putin a Steve Witkoff, l’inviato speciale del presidente americano. Cessioni che, affermano molti analisti, sarebbero controproducenti anche per l’accordo stipulato tra Trump e Kiev sulle terre rare. La regione del Donbass è infatti ricca di minerali essenziali e cederla alla Russia svilirebbe l’accordo annunciato con grande fanfara da Trump.
Pur mostrando pubblicamente il pugno duro, Zelensky dietro le quinte – secondo alcune indiscrezioni dei media internazionali – sarebbe però pronto a fare alcune concessioni territoriali alla Russia in cambio della pace (come l’amministrazione Trump considera inevitabile), a patto che il negoziato includa le garanzie di sicurezza per Kiev evocate nei piani degli alleati europei. Nei colloqui con i partner del Vecchio Continente il presidente ucraino avrebbe infatti sollecitato a respingere ogni proposta di soluzione che dovesse uscire in sua assenza dal summit a due in Alaska. Allo stesso tempo avrebbe però chiarito di essere ora disposto a firmare un’intesa che lasci il controllo de facto dei territori che Mosca già occupa militarmente sul terreno in toto o in buona parte (la Crimea più le regioni di Lugansk, Donetsk, Zaporizhzhia e Kherson), a patto che l’intesa sia associata al “piano europeo”.

La pressione è alta per Trump, e Putin – secondo gli osservatori – ne è pienamente cosciente. Per questo si troverebbe in una posizione di forza: il leader del Cremlino sa perfettamente che il tycoon vuole un accordo con tutte le sue forze e questo lo rende più vulnerabile. Senza contare che nell’entourage di Trump, ad eccezione del segretario di stato Marco Rubio, nessuno ha mai criticato Putin. Una situazione quindi ben diversa da quella del summit di Helsinki del 2018, quando The Donald era circondato da falchi contro la Russia.
Lo zar atterrerà ad Anchorage – ha detto John Bolton, l’ex consigliere di Trump – determinato a riavvolgere il tempo e far tornare il tycoon a febbraio, ai tempi dello scontro con Zelensky nello Studio Ovale. Putin cercherà di ‘corteggiare’ Trump con possibili accordi economici, stuzzicando l’uomo d’affari che è nel presidente, e di rilanciare quei rapporti fra i due Paesi che sono bloccati da anni. “L’Ucraina sarà al centro”, ha assicurato Leavitt rispondendo a chi le chiedeva se in agenda ci fossero altri temi, quali le relazioni economiche e commerciali. Al momento i dettagli sul faccia a faccia sono pochi: non si sa, ad esempio, se i due leader saranno lasciati soli in una stanza (fatta eccezione per i traduttori) come accaduto ad Helsinki. Un’ipotesi che preoccupa molti, soprattutto ricordando gli esiti dell’incontro del 2018. 

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