
L’Ucraina e i suoi alleati hanno concordato di attendere fino a lunedì 1° settembre “affinché la Russia dimostri una reale volontà e prontezza a partecipare a un incontro bilaterale per porre fine all’invasione dell’Ucraina”.
E’ la scadenza indicata dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky in un briefing, riportato dal Guardian, Zelensky ha affermato che “si aspetta una risposta dai partner se la Russia non si muoverà entro questa scadenza”. Il leader ucraino si è anche espresso a favore dello spostamento dei colloqui sulle garanzie di sicurezza a un livello di leader nazionali.
Nel giorno dell’incontro a New York tra ucraini e americani sulle garanzie di sicurezza, Zelensky ha affermato, in un briefing da Kiev con la stampa, ripreso dai media internazionali, che le discussioni dovrebbero essere “urgentemente” portate a livello di leader aggiungendo che vorrebbe anche che gli alleati ratificassero le garanzie di sicurezza attraverso i rispettivi parlamenti. “Vogliamo garanzie di sicurezza giuridicamente vincolanti . Non vogliamo (un altro) Memorandum di Budapest”, ha affermato, riferendosi all’accordo del ’94 in cui Kiev ha rinunciato al suo arsenale nucleare in cambio di garanzie di sicurezza.
Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, è tornato ad affermare oggi che il presidente russo Vladimir Putin non esclude un incontro con il suo omologo ucraino Volodymyr Zelensky, ma il vertice deve essere ben preparato. Lo riferisce l’agenzia Tass.
Intanto il capo dell’ufficio del presidente ucraino Andriy Yermak ha incontrato a New York l’inviato speciale del presidente degli Stati Uniti Steve Witkoff. “La priorità principale è promuovere una vera diplomazia – afferma Yermak su X – e garantire l’attuazione di tutti gli accordi raggiunti al vertice di Washington. Stiamo coordinando i nostri sforzi”. “Siamo aperti a negoziati diretti a livello di leader e siamo pronti a discutere la più ampia gamma di questioni”. Kiev, ha chiarito il braccio destro di Zelensky, “accoglie con favore tutte le iniziative di pace Usa ma purtroppo ciascuna di esse viene bloccata dalla Russia“.
All’incontro ha preso parte anche il primo viceministro degli Affari esteri dell’Ucraina, Serhiy Kyslytsya. All’inizio del colloquio Yermak ha informato gli Usa “dei crimini di guerra che la Russia sta commettendo contro le città pacifiche dell’Ucraina. In particolare, ho parlato del massiccio attacco a Kiev, in cui sono morte 23 persone, tra cui quattro bambini”. Yermak ha richiamato l’attenzione sul fatto che Mosca “non sta facendo quanto necessario per porre fine alla guerra e sta prolungando le operazioni militari”.
“I recenti attacchi della Russia a Kiev e ad altre città ucraine rappresentano una deliberata escalation e minano gli sforzi verso la pace”, afferma l’alto rappresentante Ue Kaja Kallas pubblicando una sua dichiarazione sostenuta da 26 Stati membri, dopo il veto di Budapest ad una nota congiunta. “La Russia deve porre fine alle uccisioni e dimostrare una sincera volontà di pace: gli attacchi intenzionali contro civili e obiettivi non militari sono crimini di guerra”, si legge nella dichiarazione, che ricorda come il raid abbia danneggiato i palazzi della delegazione Ue a Kiev.
L’Ungheria ha bloccato una dichiarazione a 27 da parte dell’Unione Europea in seguito agli attacchi missilistici a Kiev che hanno coinvolto anche la delegazione Ue nella capitale ucraina. Budapest ha obiettato a quasi tutte le formulazioni proposte, compresa la frase “la Russia deve porre fine alle uccisioni e dimostrare un sincero interesse per la pace”.
“Questi attacchi mostrano che Vladimir Putin si fa beffe di tutti gli sforzi di pace e che la Russia capisce solo la pressione”, ha detto l’alta rappresentante Ue Kaja Kallas arrivando al consiglio informale Difesa di Copenaghen. “Stiamo lavorando al 19esimo pacchetto di misure, ci sono molte opzioni sul tavolo, ma quello che farebbe più effetto sarebbe colpire l’energia, bloccare l’accesso al capitale e sanzioni secondarie”, ha spiegato. “Le discussioni sono in corso ma tutti capiscono che la sola cosa che funziona è la pressione”.
“Oggi discuteremo della modifica ai mandati delle missioni europee per l’Ucraina, quella civile e di addestramento militare. In questo quadro possiamo discutere quanto appetito ci sia per addestrare i militari ucraini nella parte occidentale del Paese prima che la tregua sia concordata”, ha spiegato Kallas. “Il dibattito sulle garanzie di sicurezza è per il ‘day after’ ma, se si guarda a quello che fa Putin, non è vicino”, ha aggiunto.
L’amministrazione Trump ha approvato una vendita di armi all’Ucraina per 825 milioni di dollari, che includerà missili a raggio esteso e relative attrezzature per potenziarne le capacità difensive, mentre gli sforzi Usa per mediare la pace tra Kiev e Mosca sembrano in stallo. Il Dipartimento di Stato ha annunciato giovedì di aver notificato al Congresso la vendita di missili con munizioni d’attacco a lungo raggio e sistemi di navigazione per l’Ucraina. La vendita comprenderà 3.350 missili Eram (gittata 240-400 km), 3.350 unità Gps, oltre a componenti, pezzi di ricambio e altri accessori, nonché addestramento e supporto tecnico. Kiev, ha precisato Foggy Bottom, utilizzerà i finanziamenti di alleati Nato come Danimarca, Olanda e Norvegia, oltre ai finanziamenti militari esteri degli Stati Uniti, per pagare le attrezzature. «Questa proposta di vendita sosterrà gli obiettivi di politica estera e di sicurezza nazionale degli Stati Uniti, migliorando la sicurezza di un paese partner che rappresenta una forza per la stabilità politica e il progresso economico in Europa», ha affermato il dipartimento in una nota.
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