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Saturday, February 7, 2026
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Ucciso Andriy Parubiy, ex presidente del parlamento ucraino: c’è anche la pista russa – Notizie


Un uomo passeggia per le strade di Leopoli, capoluogo occidentale ucraino a centinaia di chilometri dal fronte. All’improvviso, dietro di lui sbuca tra le auto parcheggiate un altro individuo, casco in testa e zaino da rider di Glovo. Tira fuori la pistola e fa partire otto colpi: la vittima si accascia a terra, l’omicida scappa a passo svelto. 

 

E’ una telecamera di videosorveglianza a riprendere gli ultimi istanti di vita di Andriy Parubiy politico ucraino ed ex presidente del parlamento, leader delle proteste di Euromaidan del 2014 e fervido sostenitore del percorso europeo dell’Ucraina. Un assassinio a sangue freddo, in pieno giorno, che dimostra come la violenza in Ucraina non sia solo quella dei combattimenti a est o dei raid russi – 580 droni e missili solo l’ultima notte. E che allarma il governo di Volodymyr Zelensky, che ha parlato di un agguato “preparato con cura” mentre è caccia all’uomo in tutto il Paese per trovare l’autore dell’omicidio, sul quale si allunga l’ombra del coinvolgimento di Mosca.

Parubiy, classe 1971, era un attivista, legislatore e funzionario governativo di lungo corso: durante il periodo sovietico, organizzò manifestazioni antigovernative e fu arrestato due volte, e dopo l’indipendenza dell’Ucraina è entrato in politica, venendo eletto in parlamento per la prima volta nel 2007. Ha partecipato alla Rivoluzione Arancione nel 2004 e nel 2013-2014 guidò gruppi di ‘volontari per l’autodifesa’ durante le proteste di Euromaidan.

Dopo la destituzione del presidente filorusso Viktor Yanukovich, Parubiy fu nominato segretario del Consiglio per la Sicurezza e la Difesa Nazionale dell’Ucraina. Mantenne l’incarico fino all’agosto 2014, quando avvenne l’occupazione della Crimea e scoppiò la guerra del Donbass. Il politico è stato poi primo vicepresidente del Parlamento tra il 2014 e il 2016 e presidente del Parlamento dal 2016 al 2019, anno in cui è entrato nel partito Solidarietà Europea dell’ex presidente Petro Poroshenko, che ha parlato del suo omicidio come di un “colpo al cuore dell’Ucraina”.

Kiev ha ufficialmente avviato un’operazione speciale, detta Siren, per catturare l’assassino e chiarire i motivi dell’omicidio, con il coinvolgimento anche del Sbu, i servizi di sicurezza ucraini. Nel rendere omaggio a “uno statista, patriota e combattente intransigente per l’indipendenza dell’Ucraina”, il capo dell’intelligence Kyrylo Budanov ha affermato che Parubiy è stato “ucciso dai proiettili nemici”.

Mentre secondo la polizia la pista del coinvolgimento russo non è esclusa: il suo ruolo all’inizio della guerra del Donbass e il suo passato negli ambienti dell’estrema destra ucraina hanno infatti reso Parubiy un bersaglio frequente della propaganda e della disinformazione di Mosca, ed era ricercato dalle autorità russe dal 2023. Kiev e Mosca non sono nuove a omicidi di figure di spicco del mondo politico di entrambi i Paesi, in una guerra parallela a quella del fronte dove intanto proseguono i combattimenti, mentre gli appelli a una tregua per trovare una soluzione diplomatica al conflitto restano inascoltati. Nella notte, le forze russe hanno lanciato un numero record di 582 droni e missili contro l’Ucraina, 548 dei quali intercettati.

Le autorità hanno riferito di un morto e 30 feriti a Zaporizhzhia, un morto a Donetsk e una vittima anche nel Kherson. “Quando la Russia dimostra ancora una volta di fregarsene delle parole, contiamo su azioni concrete”, è l’affondo di Zelensky che chiede al mondo di fare pressione su Putin. Ma non è nelle intenzioni dello zar fermare un’invasione della quale rivendica il successo: secondo il capo di stato maggiore Valery Gerasimov, da marzo le forze russe hanno conquistato “oltre 3.500 km quadrati di territorio e 149 insediamenti” in Ucraina.

“Controlliamo il 74% della regione di Zaporizhzhia e il 76% di Kherson, il 99,7% del Lugansk e il 79% del Donetsk”, sono i numeri illustrati dal generale, secondo cui i suoi soldati avanzano anche nel Dnepropetrovsk, “dove sette insediamenti sono stati posti sotto il loro controllo”. “Stiamo conducendo un’offensiva ininterrotta lungo praticamente l’intera linea del fronte”, ha rivendicato Gerasimov. E “ad oggi, l’iniziativa strategica appartiene interamente alle forze armate russe”.

 

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