
L’incontro fra Donald Trump e Vladimir Putin si terrà il 15 di agosto in Alaska. Lo annuncia Trump sul suo social Truth. “L’attesissimo incontro tra me e il presidente russo Vladimir Putin avrà luogo venerdì prossimo 15 agosto in Alaska. A seguire ulteriori dettagli” afferma il presidente Usa
Putin e Trump in una foto di archivio
Un congelamento sull’attuale linea del fronte, che consentirebbe a Mosca di mantenere il controllo del territorio fin qui conquistato. Sarebbe questo, secondo Bloomberg, il piano a cui lavorano Russia e Usa in vista del vertice tra Vladimir Putin e Donald Trump, che potrebbe tenersi “alla fine della prossima settimana”, secondo quanto annuncia la Tass. Quanto alla sede, Trump ha sondato la disponibilità della premier Giorgia Meloni ad ospitarlo, ma l’ipotesi si è scontrata con l’opposizione del Cremlino, che giudica l’Italia troppo schierata con Kiev.
La prima a parlare di Roma come possibile sede del vertice è stata la televisione Fox News. Ma una fonte citata dalla Tass ha escluso questa opzione, affermando che l’incontro dovrebbe tenersi “non in Europa”. Successivamente si è appreso che il presidente Usa, in un colloquio telefonico avuto con Meloni giovedì, ha effettivamente chiesto se l’Italia era pronta ad ospitare il faccia a faccia con Putin, ottenendo una risposta positiva. A questo punto la proposta è stata formalizzata dal segretario di Stato Marco Rubio a Francia, Germania, Gran Bretagna, Ucraina e Finlandia, e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky si è detto molto favorevole. Ma il progetto non si è concretizzato appunto per la contrarietà di Mosca. Fox News ha riferito che tra le sedi prese in considerazione vi sono ora Ungheria, Svizzera ed Emirati arabi uniti. Una possibilità, quest’ultima, alla quale aveva accennato giovedì anche Putin.
Per quanto riguarda i contenuti, Bloomberg scrive che il leader russo e quello americano non si limiterebbero ad un semplice scambio di opinioni sul conflitto in Ucraina, ma si appresterebbero a discutere di proposte concrete per mettervi fine. O almeno per congelarlo con un cessate il fuoco. Putin, precisa l’agenzia, sta chiedendo che Kiev ceda non solo la Crimea ma anche l’intera area orientale del Donbass, con le regioni di Donetsk e Lugansk. In cambio la Russia sospenderebbe la sua offensiva nelle regioni meridionali di Kherson e Zaporizhzhia, dove le truppe di Mosca controllano la fascia costiera sul Mar d’Azov che collega il Donbass alla Crimea.
Bloomberg afferma che Trump è al lavoro in queste ore per assicurarsi il consenso di Kiev e degli alleati europei. Ma nessuna indiscrezione è finora trapelata su come si intendano risolvere altre questioni spinose almeno quanto quelle territoriali. Tra queste, la richiesta di Mosca per una neutralità dell’Ucraina, che quindi non dovrebbe entrare nella Nato, le garanzie di sicurezza chieste da Kiev e la eventuale revoca delle sanzioni contro la Russia, compreso il sequestro dei suoi capitali nelle banche occidentali per un totale di circa 300 miliardi di dollari.
A credere nella possibilità di un accordo, dopo l’incontro di tre ore mercoledì al Cremlino tra Putin e l’inviato Usa Steve Witkoff, è il premier polacco Donald Tusk, secondo il quale un congelamento del conflitto è “vicino”. “Ho appena concluso una lunga conversazione con il presidente Zelensky – ha riferito Tusk -. Ci sono certi segnali, e forse anche l’intuizione, che forse un congelamento del conflitto è più vicino che lontano”. E il capo del governo di Varsavia ha aggiunto di avere trovato il capo di Stato ucraino “molto cauto, ma comunque ottimista”.
Prudente, nelle sue ultime dichiarazioni, anche Trump, il cui ultimatum a Putin per mettere fine al conflitto è scaduto. Alla domanda se manterrà la promessa di imporre nuove sanzioni a Mosca, il tycoon ha risposto: “Questo dipenderà da Putin, vedremo cosa dirà”.
Prudenti, infine, anche i russi. Il Cremlino e il ministero degli Esteri si sono astenuti da commenti in queste ultime ore, durante le quali Putin è stato impegnato in consultazioni telefoniche con i principali partner, a partire dal presidente cinese Xi Jinping, per seguire con il premier indiano Narendra Modi e con lo stretto alleato Alexander Lukashenko, presidente della Bielorussia. Xi, secondo il resoconto della presidenza russa, “si è espresso a favore di una risoluzione a lungo termine della crisi ucraina”. Secondo l’agenzia ufficiale cinese Xinhua, il leader della Repubblica popolare ha dichiarato che “la Cina si rallegra di vedere la Russia e gli Stati uniti mantenere i contatti, migliorare le loro relazioni e promuovere una soluzione politica della crisi ucraina”.
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