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Saturday, January 31, 2026
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Medio Oriente: Assalto finale a Gaza city, ‘avanti fino alla vittoria’ – Notizie


 La sabbia fine della Striscia non viene dal mare, arriva dal deserto: è leggera, calda, brilla alla luce del sole come polvere d’oro, il vento la spinge tra le case, è la più bella di questa parte del Mediterraneo. I granelli dorati penetrano in profondità, poi comincia la terra color ocra. Da lunedì sera i colori mediorientali di Gaza city sono letteralmente scomparsi. Divorati dall’assalto da cielo, mare e terreno dell’esercito israeliano, che ha dato il via all’operazione ‘Carri di Gedeone 2’ per conquistare la città. La roccaforte di Hamas, simbolo politico del potere dell’organizzazione terroristica che dopo 711 giorni di guerra e le perdite subite è riuscita a mettere in campo tremila uomini per la battaglia decisiva di tutto il conflitto. I boati si sono sentiti perfino a Tel Aviv, gli ultimi piani hanno tremato come per un terremoto. Il bilancio, del tutto provvisorio, è di quasi 100 morti in città, ha riferito al Jazeera citando fonti mediche.

 

“Vogliamo prendere il controllo della città perché se Gaza city cade, cadrà Hamas”, ha messo in chiaro il ministro della Difesa Israel Katz, “Se Izz al-Din Haddad continua così e non rilascia gli ostaggi, pagheranno il prezzo e Gaza sarà distrutta”. In prima linea insieme con le truppe, il capo di stato maggiore Eyal Zamir ha spiegato la ratio dell’operazione: “E’ un passo significativo per portare a termine la missione più importante ed etica per Israele: riportare a casa tutti gli ostaggi e smantellare le capacità militari e governative di Hamas. E’ un passo di cruciale importanza per la continuazione della guerra”, ha detto in un video.
Come prevedeva Tsahal, l’offensiva ha messo in fuga migliaia di famiglie. Dopo il lancio di bombe illuminanti, iniziato lunedì sera prima delle 22, sono arrivate le esplosioni.
Martellanti, senza sosta, distruttive. La popolazione ancora a Gaza city ha cercato di usare qualsiasi mezzo per lasciare la città, in piena notte. Al buio. Il cielo illuminato solo dalle esplosioni. In molti si sono mossi a piedi. Prendere in affitto un furgone, un semplice veicolo – dicono da Gaza – è diventata un’impresa: chi ne possiede uno chiede troppi soldi. E manca il carburante. Martedì mattina i video postati sui social dalla Striscia hanno mostrato la strada al-Rashid, che collega il nord al sud, paralizzata dai veicoli. Con gli sfollati che cercano disperatamente di raggiungere la zona meridionale. I gazawi hanno postato i racconti della fuga: per arrivare nella zona del campo di tende di al-Mawasi a Khan Younis potrebbero volerci anche più di 24 ore. Centinaia di migliaia sono ancora a Gaza city, il premier Benyamin Netanyahu ha dichiarato che “il 40% si è allontanato”. Chi è rimasto, centinaia di migliaia, ha passato la notte per strada. “Hamas ha trasformato la città nel più grande scudo umano della storia, sfruttando la popolazione e impedendo con violenza ai residenti di evacuare”, ha affermato un portavoce dell’Idf. Finora oltre 350.000 persone sono partite. Netanyahu, intervenendo dalla sala operativa del ministero della Difesa a Tel Aviv, ha annunciato che “l’esercito sta per aprire ulteriori corridoi che permettano un’evacuazione più rapida e separarla dai terroristi”.

La manovra, intanto, è iniziata in maniera graduale. I primi mezzi a fare ingresso dentro la città sono stati blindati telecomandati carichi di esplosivo guidati nei settori minati e nei comandi sotterranei per distruggere le trappole piazzate da Hamas. “Ci vorrà quel che ci vorrà. Stimiamo che serviranno alcuni mesi per impadronirci dei centri vitali della città e altri mesi per le restanti infrastrutture”, ha sottolineato il portavoce militare. “L’operazione si espanderà nei prossimi giorni. Nel mentre l’aeronautica ha colpito 850 obiettivi e centinaia di membri di Hamas a Gaza City la scorsa settimana”.
Da Washington Donald Trump è tornato a minacciare Hamas: “Avranno grossi problemi se utilizzeranno gli ostaggi come scudi umani”, ha dichiarato. L’organizzazione ha risposto con un comunicato ufficiale: “Netanyahu ha la piena responsabilità della vita dei suoi prigionieri nella Striscia”, e ha accusato Trump di “un palese pregiudizio a favore della propaganda sionista”. In serata, il primo ministro israeliano ha fatto un annuncio a sorpresa: “Il presidente Usa mi ha invitato alla Casa Bianca tra due settimane, dopo il mio discorso all’assemblea generale dell’Onu. Ho avuto alcune conversazioni con lui dopo l’attacco a Doha, tutte molto positive”, ha fatto sapere. 

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