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Saturday, February 7, 2026
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La grazia rompe ogni schema, dal papa rasta al rap – Notizie


Dai barocchismi di ‘Parthenope’ al doppio petto grigio di un presidente della Repubblica âgé e a fine mandato. Un presidente vedovo, cattolico e con una spina nel cuore, pieno di dubbi, ma anche capace di cantare in un coro alpino e un brano rap di Gue Pequeno.

Non si può insomma dire che Paolo Sorrentino non sappia ‘scartare’ sul suo cammino artistico con questo ‘La grazia’, film d’apertura e in concorso per l’Italia in questa 82/ma edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Un film sull’amore, come annunciato alla vigilia, ma anche pieno di spleen, di occasioni mancate, di voglia dì riappropriarsi del proprio tempo.

Questa comunque la storia e i suoi personaggi.

Mariano De Santis (Toni Servillo), immaginario Presidente della Repubblica italiana, è vedovo, cattolico e vive al Quirinale con la figlia, Dorotea (Anna Ferzetti) giurista come lui. È un uomo mite, democristiano ormai a fine mandato e deve decidere su due delicate richieste di grazia, entrambe legate all’eutanasia. Dentro il suo cuore c’è però sempre il grande amore per la moglie Aurora scomparsa otto anni prima a cui si lega un ulteriore dubbio che non gli dà pace.

Intorno a lui l’irriverente critica d’arte Coco Valori (Milvia Marigliano) amica di lunga data come d’altronde l’ambizioso ministro Ugo Romani, che vorrebbe candidarsi dopo di lui, il segretario che non gli è troppo segretamente ostile (Roberto Zibbetti) e, infine, un Papa nero capelli rasta che gira in scooter.

Per lui che soffre molto perché ormai si addormenta mentre prega il dubbio, da giurista cattolico, se sia giusto graziare chi ha ucciso la moglie malata, una sorta di operazione eutanasia e, soprattutto, se firmare la legge che stabilisce quest’ultima come legale.

Film a ostacoli tra temi alti, scene grottesche e commoventi, ‘La grazia’ ha però una sua continuità, quasi filosofica. Ci sono un uomo non più giovane e stanco una figlia, Dorotea, piena ancora di passione. Si parla insomma inevitabilmente del tempo che passa e così, non a caso, la frase tormentone del film è “A chi appartengono mai i giorni che ci restano?”.
Un modo per dire tante cose in una stessa frase: i giorni che restano debbono essere di diritto di chi non vuole più viverli, ma anche di chi ha deciso dì cambiare la sua vita oltre ogni ostacolo.

Tra le scene più grottesche del film una telefonata del presidente alla direttrice di Vouge in cui si intrattiene sul suo modo di vestire, ma poi inevitabilmente De Santis parla di come vestiva la moglie, suo grande e unico amore.
   

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