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Friday, January 30, 2026
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Jimmy Kimmel torna in tv e attacca Trump. Il tycoon minaccia Abc – Notizie


Con l’assist di Robert De Niro nei panni del capo della Fcc Brendan Carr, Jimmy Kimmel è tornato trionfalmente in onda difendendo la libertà di parola e attaccando Trump. Ma il presidente non molla la presa, e ora minaccia di portare Disney e la Abc in tribunale per milioni e milioni di dollari accusando il comico di essere un “megafono” dei Dem.

“Non posso credere che fake news Abc gli abbia ridato il posto”, ha tuonato il tycoon su Truth: “Faremo uscire Abc da questa situazione. Mi hanno dato già 16 milioni di dollari, stavolta sembra più redditizio”, ha proseguito, accusando lo show di Kimmel di essere l’equivalente di “una importante donazione illegale alla campagna Dem”: il presupposto dunque di una seconda azione legale dopo quella patteggiata in dicembre e l’altra, per ora fallita, contro il New York Times in quanto “portavoce del partito democratico di sinistra radicale”.

Accolto in studio da un fragoroso applauso – “Come dicevamo la scorsa settimana prima di essere interrotti…”, ha esordito – nel monologo Kimmel ha difeso il diritto del comico alla libertà di espressione, invocando gli idoli della sua adolescenza (Howard Stern e David Letterman) e i grandi della satira politica da George Carlin a Lenny Bruce. In un parziale mea culpa, Jimmy ha preso le distanze dal controverso monologo di lunedi’ scorso in cui aveva collegato l’assassino di Charlie Kirk all’universo Maga: “Non è mai stata mia intenzione scherzare sull’omicidio di un giovane. Non è mai stata mia intenzione dare la colpa a un gruppo specifico per le azioni di un individuo chiaramente instabile”, ha detto trattenendo le lacrime ed elogiando la vedova Erika Kirk per aver perdonato il killer.

De Niro è entrato in scena dopo il primo stacco pubblicitario e dopo che Kimmel aveva annunciato un collegamento con Brendan Carr, il capo della Fcc il cui pressing aveva indotto Disney a sospendere lo show. Al posto di Carr è apparso invece la star del Padrino. “La Fcc usa tattiche mafiose per sopprimere la libertà di parola?”, gli ha chiesto Jimmy: “Dipende. Se dici qualcosa di carino sui capelli gialli e folti del presidente e su come sa truccarsi meglio di qualunque donna, quello è gratis. Ma se vuoi fare una battuta tipo: ‘È così grasso che ha bisogno di due posti sul jet di Epstein’, ti costerà un paio di dita, magari un dente”.

Kimmel è poi tornato serio: “Il mio show non conta, quello che conta è che viviamo in un Paese che ci permette di avere uno show come questo”. E ha raccontato di avere parlato con altri comici in Russia o in Medioriente in cui “a farsi beffe del potere si rischia la prigione”.

Il Jimmy Kimmel Live ha usualmente un’audience di 1,6 milioni di spettatori: ieri sono stati molti di più, nonostante l’oscuramento imposto dai colossi delle tv locali come Nextar e Sinclair. “Trump dice che non ho pubblico? Ce l’ho stasera”, ha detto Jimmy secondo cui la sospensione è stato un boomerang: “Trump dovrà pubblicare i file Epstein per distrarre da questo pasticcio”.

Capitolo chiuso dunque? Niente affatto in un periodo in cui – lo scrive Variety enfatizzando la posta in gioco – la democrazia appare a molti appesa a un filo. Se Kimmel ha trovato in extremis un difensore in Joe Rogan, il popolare podcaster che a novembre aveva appoggiato Trump, molti a destra hanno messo in dubbio l’autenticità del comico che avrebbe finto lacrime di commozione e non sarebbe stato sufficientemente contrito nel suo mea culpa. 

 

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