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Saturday, January 31, 2026
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Il piano italiano, “24 ore per reagire se Mosca attacca” – Notizie


 Un trattato multilaterale di natura difensiva, aperto anche a Paesi fuori dalla Nato e senza il cappello dell’Alleanza atlantica, che impegna i firmatari a reagire a sostegno dell’Ucraina in 24 ore in caso di una nuova aggressione russa: è in sintesi la proposta che Giorgia Meloni ha condiviso con gli Stati Uniti e gli altri partner invitati alla Casa Bianca lunedì con Volodymyr Zelensky.

È solo una delle ipotesi su cui si sta ragionando, e la sua messa a terra non si annuncia semplice, come ammettono fonti italiane, sottolineando però le due novità che fanno ben sperare, la decisione di Washington di accelerare il percorso di pace e quella di far parte delle garanzie di sicurezza. Il piano, anticipato da Messaggero e Bloomberg, è inquadrato come una versione ‘light’ dell’articolo 5 della Nato, che garantisce la mutua assistenza fra alleati nel caso in cui uno venga attaccato.

Questa strategia ha un obiettivo prioritario: smascherare l’eventuale bluff di Mosca. Se non lo accetta, è il ragionamento che si fa in ambienti di governo, ammette implicitamente di non voler rinunciare ad aggredire l’Ucraina. Per questo viene considerato dall’Italia una soluzione più facilmente applicabile rispetto a quella proposta dai volenterosi, Francia e Gran Bretagna in testa, di schierare truppe di deterrenza sul terreno.

La cornice della proposta non si discosta molto dai trattati bilaterali che Volodymyr Zelensky ha siglato con vari Paesi a inizio 2024, quando si puntava a un progressivo avvicinamento di Kiev alla Nato, incluso quello con l’Italia sulla cooperazione di sicurezza, che prevede una “collaborazione immediata e rafforzata”. Ora lo scenario dell’ingresso nell’Alleanza è bloccato dal veto di Mosca e Washington, e si lavora a un salto di qualità. L’idea è quella di prevedere, in caso di nuovo attacco, una consultazione operativa rapida, se non sono 24 ore, potranno essere 48 o 72.

Può derivarne una reazione non necessariamente militare ma anche economica (ad esempio sotto forma di sanzioni) e politica, proporzionale al genere di offensiva russa. Uno dei punti più complessi è definire il coordinamento dell’intervento militare.

I meccanismi Nato dovranno necessariamente essere coinvolti, ma non ci potrà essere il cappello dell’Alleanza su eventuali interventi, perché Mosca non lo accetterebbe. E si esclude allo stesso modo una soluzione sotto l’egida Onu, perché Mosca e Pechino avrebbero diritto di veto. Ovviamente, qualsiasi intervento militare italiano dovrebbe rispettare i passaggi parlamentari previsti dalla Costituzione.

Nella proposta di trattato, a cui stanno lavorando i national security advisors, i consiglieri della sicurezza dei leader, dovrebbero rientrare anche altri aspetti, come il rafforzamento delle forze armate ucraine e la cooperazione tra intelligence.

Per la sua definizione, spiegano fonti italiane, si punta a tempi brevi, nel senso di settimane e non mesi: si lavora per avere un quadro il più chiaro possibile delle garanzie di sicurezza prima dell’atteso, quanto incerto, incontro fra Zelensky e Vladimir Putin. Meloni segue l’evoluzione delle trattative dalla Puglia, dove sta trascorrendo alcuni giorni in famiglia, e mantiene in sospeso la missione nell’Indo-Pacifico in programma dal 31 agosto all’8 settembre.

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