
La prima visita ufficiale del presidente israeliano Isaac Herzog in Vaticano con il nuovo Pontefice in carica è stata particolarmente lunga: quasi tre ore tra l’udienza privata con Leone XIV, i colloqui con il cardinale Parolin e il ‘ministro’ degli Esteri, mons. Gallagher, in segreteria di Stato, e infine un tour nella biblioteca vaticana. Ne escono al termine due versioni con accenti diversi. Se Herzog fa sapere su X che con Leone si è impegnato a garantire “la sicurezza e il benessere” dei cristiani mentre chiede che tutti i leader si uniscano nel richiedere “l’immediato rilascio degli ostaggi”, la Santa Sede ha rilanciato, nella sua tradizione diplomatica, la soluzione dei due popoli due stati, cui Leone ha aggiunto anche la richiesta esplicita di garantire un “futuro” al popolo palestinese.
“Nel corso dei cordiali colloqui con il Santo Padre e in Segreteria di Stato – recita il comunicato finale vaticano -, è stata affrontata la situazione politica e sociale del Medio Oriente, dove persistono numerosi conflitti, con particolare attenzione alla tragica situazione a Gaza” e “si è parlato di come garantire un futuro al popolo palestinese e della pace e stabilità della Regione, ribadendo da parte della Santa Sede la soluzione dei due Stati, come unica via d’uscita dalla guerra in corso. Non è mancato un riferimento a quanto accade in Cisgiordania e all’importante questione di Gerusalemme”. “Israele si sta impegnando in ogni modo possibile per riportare a casa gli ostaggi tenuti in brutale prigionia da Hamas”, dice il post di Herzog, e “anela a un giorno in cui i popoli del Medio Oriente, i Figli di Abramo, vivranno insieme in pace, collaborazione e speranza” ma “tutti i leader di fede e di buona volontà devono essere uniti nel chiedere l’immediato rilascio degli ostaggi come primo e fondamentale passo verso un futuro migliore per l’intera regione”.
Che il colloquio si presentasse approfondito e i temi da affrontare sul tappeto fossero tanti era noto. L’orologio ha comunque scandito qualche quarto d’ora in più del previsto. Oltre all’attualità relativa al conflitto e all’instabilità di tutta l’area mediorientale, nel vertice tra Israele e Vaticano, su cui pesano anche le recenti parole di Leone contro ogni spostamento forzato di popolazioni, c’era da discutere anche aspetti che riguardano la vita e soprattutto la permanenza delle antiche comunità cristiane non solo a Gerusalemme e a Gaza, ma soprattutto in Cisgiordania dove ad esempio, l’ultimo villaggio interamente cristiano rimasto, Taybeh, è stato oggetto di ripetuti attacchi da parte dei coloni.
“Si è convenuto sul valore storico dei rapporti tra la Santa Sede e Israele – informa la nota – e sono state affrontate anche alcune questioni riguardanti i rapporti tra le Autorità statali e la Chiesa locale, con particolare attenzione all’importanza delle comunità cristiane e al loro impegno in loco, a favore dello sviluppo umano e sociale, specialmente nei settori dell’istruzione, della promozione della coesione sociale e della stabilità della regione”. Da papa Leone non poteva che levarsi un nuovo appello: “Si è auspicata una pronta ripresa dei negoziati affinché, con disponibilità e decisioni coraggiose, nonché con il sostegno della comunità internazionale, si possa ottenere la liberazione di tutti gli ostaggi, raggiungere con urgenza un cessate il fuoco permanente, facilitare l’ingresso sicuro degli aiuti umanitari nelle zone più colpite e garantire il pieno rispetto del diritto umanitario, come pure le legittime aspirazioni dei due popoli”.
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