
Il giudice della Corte suprema brasiliana Alexandre de Moraes ha stabilito che solo gli avvocati di Jair Bolsonaro potranno visitare l’ex presidente – da lunedì sera agli arresti domiciliari per aver violato precedenti misure cautelari – ordinando che anche i figli Flávio, Carlos e Renan Bolsonaro dovranno chiedere il permesso di visitare il padre al massimo organo giuridico del Paese sudamericano. Lo rende noto il sito di Cnn Brasil.
Inoltre, tutti i visitatori autorizzati “sono espressamente vietati di usare cellulari, fare foto o registrare immagini” con Bolsonaro, ha scritto De Moraes nella sua ordinanza aggiungendo che “la Giustizia non è sciocca, tanto meno cieca e non si può permettere che l’accertamento di fatti così gravi – come quelli avvenuti in Brasile tra il 2022 e il 2023 – sia distorto da narrazioni artificiali forgiate strategicamente con l’obiettivo di manipolare l’opinione pubblica e delegittimare le istituzioni brasiliane”. L’ex presidente può avere invece contatti senza l’autorizzazione di De Moraes con la moglie Michelle Bolsonaro, dato che vive nella sua stessa abitazione a Brasilia e che, poche ore prima della prigione domiciliare decretata contro suo marito, ha escluso in maniera categorica qualsiasi ipotesi di una sua candidatura alle elezioni presidenziali che si terranno in Brasile il prossimo anno.
Intanto simpatizzanti Bolsonaro hanno sfilato nella notte tra lunedì e martedì a bordo delle loro auto lungo i viali di Brasilia, al suono insistente dei clacson, in segno di protesta contro gli arresti domiciliari dell’ex presidente. I manifestanti si sono poi radunati davanti al condominio dove l’ex leader di destra dovrà scontare la misura restrittiva, nel quartiere Jardim Botânico della capitale. “Il Brasile si fermerà”, hanno gridato alcuni dimostranti, avvolti nelle bandiere del Brasile e degli Stati Uniti. La polizia militare del distretto federale ha intanto rafforzato il pattugliamento nella regione centrale della capitale e bloccato la strada che porta alla Spianata dei Ministeri, a 13 chilometri di distanza, per impedire al gruppo di raggiugere la Corte suprema. “Siamo ufficialmente in una dittatura”, ha commentato alla Cnn il senatore Flavio Bolsonaro, primogenito dell’ex capo di Stato, aggiungendo che è “difficile che non ci sia una reazione” da parte di Washington. “Il Brasile non è più una democrazia”, gli ha fatto eco dagli Usa il fratello e deputato Eduardo Bolsonaro.
Anche gli Stati Uniti – tramite un post sui social dell’Ufficio per gli Affari dell’emisfero occidentale del dipartimento di Stato americano – ha criticato la decisione del giudice di disporre gli arresti domiciliari per Bolsonaro. “Il giudice (Alexandre de) Moraes, ora un violatore dei diritti umani sanzionato dagli Stati Uniti, continua a utilizzare le istituzioni brasiliane per mettere a tacere l’opposizione e minacciare la democrazia”, si legge nel messaggio. “Imporre ulteriori restrizioni alla capacità di Jair Bolsonaro di difendersi in pubblico non è un servizio pubblico. Lasciate parlare Bolsonaro! Gli Stati Uniti condannano l’ordine di Moraes di imporre gli arresti domiciliari a Bolsonaro e riterranno responsabili tutti coloro che favoriscano e siano complici di questa condotta”, conclude la dichiarazione.
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