
L’epicentro delle incursioni di droni sospetti resta il fianco nord-orientale, ma l’onda d’urto travalica i confini: in Europa si parla ormai senza esitazioni di “guerra ibrida” con Mosca. E a rendere ancora più cupo il quadro è stato Volodymyr Zelensky, che ha denunciato l’intercettazione di uno sciame di 92 droni diretti verso la Polonia, avvertendo che “l’Italia potrebbe essere la prossima”. Anche se il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, afferma di non credere che il Paese sia un obiettivo militare: “La difesa aerea italiana è comunque in grado di verificare cosa accade e di abbattere droni con intenzioni minacciose”, ha spiegato.
Dopo il sorvolo sull’aeroporto di Copenaghen che martedì ha scosso i cieli danesi, nuovi velivoli non identificati sono comparsi sopra la più grande base militare del Paese scandinavo, alimentando l’allarme su azioni che – nel monito del commissario Ue Valdis Dombrovskis – “non sono certo errori”, bensì “provocazioni” calcolate dal Cremlino per testare fino a dove possa spingersi. Dalle Nazioni Unite il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, ha ribaltato le accuse: Mosca “non ha mai avuto né ha intenzione di attaccare Paesi della Nato o dell’Ue” e, ha tuonato, “qualsiasi aggressione contro il mio Paese incontrerà una risposta decisa”.
Prima i droni russi abbattuti in Polonia, poi i Mig-31 che hanno violato lo spazio aereo estone per dodici minuti prima di essere scortati fuori dai caccia della Nato. In Danimarca, invece, dopo una serie di sorvoli che Copenaghen ha definito un “attacco ibrido”, le autorità non hanno ancora individuato i responsabili, ma per il ministro della Difesa Troels Lund Poulsen si tratta dell’opera di un “attore professionista”. E anche Oslo ha aperto un fascicolo su presunti avvistamenti nei pressi della base di Orland, dove sono parcheggiati gli F-35 norvegesi. Mentre ad Amsterdam una pista dell’aeroporto di Schipol è rimasta chiusa per quasi un’ora, anche qui per l’avvistamento di un drone. Finora, ha avvertito la Nato riunita a Riga con il suo comitato militare guidato dall’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, “la risposta dell’Alleanza è stata vigorosa e continuerà a rafforzarsi”, seppur non ci sia alcuna volontà di “cercare lo scontro”. Ma Lavrov è tornato a smentire, accusando l’Alleanza e l’Ue di alimentare nei propri cittadini l’idea dell’inevitabilità di una guerra. E ha insistito: “Non abbiamo nulla da nascondere. Non prendiamo di mira Paesi europei con i nostri droni o missili. Gli incidenti accadono, ma non attacchiamo civili né infrastrutture”.
Da Kiev, il controcanto di Zelensky non si è fatto attendere, con nuove accuse a Putin di “testare la resistenza degli europei” per ridurre gli aiuti all’Ucraina in vista dell’inverno. Alcuni Paesi potrebbero trattenere in patria i sistemi di difesa aerea: ma “non funziona così”, ha avvertito su X il presidente ucraino, evidenziando che non basta usare i Patriot, perché “gli intercettori al mondo sono pochi”. La vera risposta, ha sottolineato, è nella conoscenza: l’esperienza delle squadre mobili, degli operatori di droni, delle forze aeree e dei comandi di difesa.
Anche a Bruxelles la diagnosi è netta. “Assistiamo a ogni tipo di azione russa: dalla disinformazione al sabotaggio, fino all’uso dell’immigrazione clandestina come arma”, ha denunciato Dombrovskis ai microfoni di France24 con la sensibilità particolare di chi viene dalla Lituania e vede le ambizioni imperiali del Cremlino non fermarsi all’Ucraina. Da qui la spinta di Bruxelles sul muro di droni, una barriera tecnologica concepita per respingere incursioni e provocazioni. Ma il dibattito va oltre: Varsavia ha già annunciato di essere pronta ad abbattere velivoli sospetti e, stando alle rivelazioni della Bild, anche Berlino valuta di autorizzare i propri militari a farlo.
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