
Contatti tra Sigfrido Ranucci e La7 per un progetto che porterebbe il conduttore di Report a lasciare la Rai nel prossimo futuro. Le indiscrezioni, circolate in mattinata, hanno provocato subito reazioni dalle forze politiche di opposizione e dai sindacati, che temono un indebolimento della tv pubblica.
Ad alimentare le voci di un addio, l’ipotesi di un incontro nelle prossime settimane, forse già in questo mese, tra il giornalista e il patron della rete Urbano Cairo, nel quale si potrebbe affrontare il tema. La notizia è stata accolta in realtà con una certa sorpresa all’interno di La7. Anzi, fonti che sono al corrente della vicenda fanno presente che l’incontro sarebbe in programma solo perché Ranucci ha scritto un libro di prossima pubblicazione per Solferino, cioè la casa editrice del gruppo di Cairo. In ogni modo, non ci sarebbe nulla di definito, si tratterebbe solo primi abboccamenti e una vera trattativa non sarebbe stata avviata.
L’idea, comunque, sarebbe di affidare a Ranucci la realizzazione di un programma di inchieste, ma comprenderebbe anche seconde serate, la partecipazione ad altre trasmissioni e la realizzazione di instant book. Ranucci, che ha un contratto da dipendente con la Rai, resta comunque impegnato nella realizzazione di Report, anche se i rapporti tra il conduttore e i vertici della tv pubblica restano tesi. Sono stati diversi nell’ultimo periodo i motivi di scontro: dal taglio delle puntate per la stagione appena iniziata alle proteste per la decisione di consentire ai precari di essere assunti solo alla Tgr, con una possibile disgregazione della redazione. Ancora prima era stato il cambio di collocazione in palinsesto per il programma a provocare malumori, oltre ovviamente alle polemiche per gli attacchi politici e le cause avviate da esponenti di maggioranza nei confronti della trasmissione. L’ipotesi di un addio ha fatto insorgere l’opposizione.
“Se davvero la Rai dovesse perdere Ranucci, saremmo di fronte a un segnale devastante: lo smantellamento progressivo del servizio pubblico e l’appiattimento totale dell’informazione ai desiderata del governo Meloni”, avverte la presidente della Commissione di Vigilanza, Barbara Floridia. “Sarebbe la prova definitiva – fanno eco i rappresentanti M5S in Vigilanza – che il servizio pubblico non solo non difende il giornalismo d’inchiesta, ma fa di tutto per ostacolarlo”. Sulla stessa linea i colleghi del Pd. “Sarebbe il segno più devastante – dicono – che si vuole smontare completamente il servizio pubblico e di fatto si vuole privatizzare la Rai”. Elisabetta Piccolotti di Alleanza Verdi e Sinistra chiede alla dirigenza della tv pubblica di “fermare l’emorragia”. Preoccupazione viene espressa anche dai consiglieri Rai Roberto Natale, Alessandro Di Majo e Davide Di Pietro. “Se ora anche Ranucci fosse costretto ad andare via vorrebbe dire che questa Rai davvero non ha in mente alcun tipo di rilancio del servizio pubblico ma una Rai sempre più al seguito di quella parte di politica che vive il giornalismo di inchiesta come un intralcio”, sostiene l’Usigrai.
“Nei confronti di Ranucci e della redazione di Report è stata adottata una strategia ben precisa: non potendolo licenziare, i vertici della Rai hanno compiuto una quotidiana opera di interdizione al suo lavoro”, afferma il presidente della Fnsi, Vittorio Di Trapani.
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