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Friday, January 30, 2026
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Nelle Marche sfida all’ultimo voto, tra sanità e Gaza – Notizie


Uno in treno, sventolando le bandiere della Palestina e attraversando da sud a nord tutta la Regione. L’altro in piazza, tra ospitate di ministri e comizio tradizionale nella sua città. Lo sfidante Matteo Ricci, e quello che il dem chiama con poca scaramanzia “il governatore quasi uscito”, Francesco Acquaroli, chiudono una campagna elettorale osservata speciale da Roma. Non solo perché le Marche sono le prime di una tornata che coinvolgerà sette Regioni, ma anche perché si tratta di un primo, cruciale, test nazionale. Se l’europarlamentare dem dovesse ribaltare i pronostici e avere la meglio sul meloniano doc, sarebbe “una bella botta”, ammettono nelle file del centrodestra dove tutti scommettono, però, in una vittoria. Magari di misura, ma vittoria.

La battaglia si è giocata, piazza dopo piazza, sulla sanità e sulle infrastrutture, e non sono mancate schermaglie sulla sicurezza così come, da ultimo, sui sondaggi che non si possono citare, né tantomeno pubblicare, a ridosso del voto. Ne circola uno, che dà i due contendenti praticamente alla pari e viene smentito come fake da chi lo avrebbe dovuto eseguire, ma tanto basta a Fdi per presentare un esposto ad Agcom e procura di Ancona. “Sono in preda al panico” i commenti social del partito di Giorgia Meloni rivolti all’avversario. A essere “spaventati di brutto” saranno loro, la replica che arriva dall’altra parte.

“C’è grande mobilitazione, sarà testa a testa fino alla fine”, galvanizza sul treno i suoi sostenitori Ricci, che ha alle spalle il centrosinistra quasi tutto unito, eccezione fatta per Azione. Chiude la sua corsa su un regionale per pendolari, toccando cinque città da San Benedetto del Tronto a Pesaro.

Sfodera la sua vecchia maglia numero 7, quella con cui giocava da “fantasista” nella squadra del suo quartiere da ragazzo, e sfrutta la metafora calcistica come appello al voto, per dire che lui ce l’ha messa tutta, ha fatto il suo “assist” ma ora “spetta agli elettori” mettere “la palla in porta”.

L’esito “non è così scontato come predica il centrodestra”, sono convinti nel suo entourage, che punta tutto su un elettorato “più motivato”, anche sulla scia delle manifestazioni per la Palestina che si stanno moltiplicando negli ultimi giorni e che il candidato ha cavalcato, cambiando pure il nome dell’ultimo evento elettorale da “treno per la vittoria” a “treno per Gaza”.

“Il voto è per le Marche”, non ne parlano perché “non hanno argomenti”, il leit motive del centrodestra, che ha visto schierato a sostegno di Acquaroli non solo Matteo Salvini, nelle Marche per tutta questa ultima settimana, ma mezzo governo. Da ultimo tocca a Orazio Schillaci annunciare a fianco del governatore-candidato che un piano di “assunzioni di medici e infermieri” è allo studio insieme al titolare dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Che a sua volta pochi giorni fa aveva lodato la gestione dei conti e della sanità regionale. A tirare la volata al fedelissimo della premier torna in regione anche Francesco Lollobrigida, insieme a vari esponenti della coalizione (come il governatore del Piemonte Alberto Cirio di Forza Italia o il segretario dell’Udc Antonio De Poli). Nelle Marche “abbiamo invertito la rotta e ridato speranza” dice Acquaroli nell’ultimo appello social mentre Meloni, che in regione è stata due volte nel giro di un mese portando in dote la Zes, ricorda che al voto va anche la piccola Valle D’Aosta trovando, “fatto storico” sul territorio, un centrodestra “unito” pronto a garantire “stabilità” e “sviluppo” come a livello nazionale. Il governo ha giusto appena compiuto tre anni, ricorda la leader di Fdi, che anche per assicurare una navigazione tranquilla all’esecutivo di qui alle politiche 2027 guarda con la massima attenzione all’esito del suo uomo in terra marchigiana e potrebbe a urne chiuse già a inizio della prossima settimana, sciogliere la riserva sul Veneto. O almeno, in questo confidano gli alleati.

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