
La notte al largo di Creta è squarciata da una pioggia di polveri urticanti e bombe sonore che sconvolge per diversi minuti gli equipaggi della Sumud Flotilla, danneggiando vele e rande. Un attacco sferrato attraverso quindici droni con l’obiettivo di dissuadere gli attivisti diretti a Gaza con cibo e medicine. Una “rappresaglia di Israele”, la definiscono gli attivisti, che non li ha dissuasi dal proseguire verso la Striscia.
Flotilla sotto attacco, colpita una imbarcazione
L’unico effetto sortito finora è una condanna unanime a livello internazionale, dall’Unione europea all’Onu, che già annuncia un’indagine sulla vicenda. L’Italia invece invia in soccorso una fregata della marina militare mentre il governo, con il ministro degli Esteri Antonio Tajani, tenta una mediazione per permettere l’ingresso degli aiuti attraverso Cipro, portandoli al Patriarcato latino di Gerusalemme, che si assumerebbe poi la responsabilità di consegnarli attraverso un corridoio aperto dalle misericordie.
“Stiamo aspettando una risposta dalla flottiglia”, dice la premier Meloni da New York facendo “un appello alla responsabilità di tutti, perché non si può rischiare l’incolumità delle persone per fare iniziative che sembrano prevalentemente fatte non per consegnare gli aiuti, ma per creare problemi al governo”. L’obiettivo è di evitare nuove azioni offensive di Israele, ma dalla flotta umanitaria, che sta attraversando l’Egeo in acque internazionali con cinquantuno navi, per ora resta la richiesta di una scorta marittima.
Su X il ministero degli Esteri israeliani ha avvertito “la flottiglia Hamas-Sumud”. “Se non si tratta di provocazione e di servire Hamas, siete liberi di scaricare qualsiasi aiuto in vostro possesso in qualsiasi porto di un Paese vicino, al di fuori di Israele, da cui possa essere trasferito pacificamente a Gaza. Israele non permetterà alle navi di entrare in una zona di combattimento attiva e non permetterà la violazione di un blocco navale legittimo. Si tratta di aiuti o di provocazione?”.
Anche se non ci sono stati feriti, la tensione innescata non accenna a diminuire fin dalle prime ore della notte di mercoledì 24 ottobre, quando i quindici droni si sono fermati in volo sopra le teste di attivisti e alcuni parlamentari a bordo delle navi, scatenando il panico tra gli equipaggi di Italia, Inghilterra e Polonia, colpiti con rumori acuti e gas che hanno causato bruciori alla pelle e agli occhi.
Cinque le imbarcazioni danneggiate mentre dalla ‘Morgana’, dove si trovano alcuni italiani e la portavoce per l’Italia della Flotilla, Maria Elena Delia, è arrivata l’allerta alla Farnesina e l’allarme lanciato via social: “È stato come un attacco ai tre Paesi, che mette a rischio la vita di chi è a bordo. Quanto sta accadendo è di una gravità senza precedenti perché avviene in acque internazionali, nella più totale illegalità”.
Da New York, dove si trovava per l’Assemblea generale Onu, era inizialmente intervenuto il ministro degli Esteri Antonio Tajani chiedendo a Israele di garantire l’incolumità di quanti sono a bordo. Nonostante tutto, più tardi gli uffici della Farnesina sono stati bersaglio di un ‘mail bombing’ pro Flotilla innescato da un centro sociale. Ad attivarsi da subito è stato anche il ministro della Difesa Guido Crosetto, che invece era in Estonia: dopo aver sentito la premier Meloni e il Capo di Stato Maggiore, ha autorizzato l’intervento immediato della fregata Fasan, che era in navigazione a nord di Creta nell’ambito dell’operazione Mare Sicuro, affinché si dirigesse verso le navi per eventuali soccorsi.
Crosetto, che nelle prossime ore riferirà di quanto accaduto in Parlamento, ha già espresso “la più dura condanna” perché – ha sottolineato – “in democrazia anche le manifestazioni e le forme di protesta devono essere tutelate quando si svolgono nel rispetto delle norme del diritto internazionale e senza ricorso alla violenza”.
Una posizione netta è arrivata anche dalla Commissione Europea, per la quale “non è accettabile l’uso della forza”. Intanto in Italia la rete della Flotilla ha incassato ancora l’appoggio dei sindacati, che minacciano di bloccare il Paese. L’Usb ha annunciato un nuovo sciopero generale mentre la Cgil farà lo stesso in caso di ulteriori attacchi, blocchi o sequestri delle imbarcazioni o dei materiali.
Nonostante l’offensiva dissuasiva di Israele, le cinquantuno navi che compongono la Flotilla non desistono, dopo i due tentativi già bloccati da Israele a giugno e luglio. L’ultimo più recente attacco nei confronti degli stessi equipaggi era stato invece denunciato al largo di Tunisi lo scorso 9 settembre. “Sono operazioni psicologiche, ma non ci lasceremo intimidire”, spiegano gli attivisti rilanciando per una protezione marittima e la richiesta di osservatori diplomatici delle Nazioni Unite.
VIDEO | Maria Elena Delia, portavoce italiana della Flotilla: ‘A rischio la vita di chi è a bordo’
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