
L’Europa in mezzo alla tempesta globale ha bisogno di scelte rapide, di unità, di difendere i propri valori. Sarà questo uno dei concetti chiave da cui potrebbe partire Ursula von der Leyen in quello che si preannuncia come il suo discorso sullo Stato dell’Unione più complesso. Il tradizionale appuntamento di settembre, che segna la ripresa dei lavori comunitari, questa volta per la presidente della Commissione si presenta come una corsa ad ostacoli.
Ad attenderla c’è un’Eurocamera che da tempo non era così polarizzata nelle sue posizioni. E nella quale cresce, rapidamente, il malcontento nei confronti della gestione dell’ex ministra della Difesa tedesca. Non è un caso che von der Leyen abbia scelto di preparare con cura il suo discorso. Confrontandosi prima, in incontri bilaterali, con i presidenti dei gruppi politici. Il baricentro politico al quale von der Leyen è chiamata ad attenersi resta la maggioranza che l’ha votata, ovvero Ppe, Socialisti, Liberali e Verdi.
Una maggioranza oggi sfilacciata ma della quale la presidente della Commissione non può fare a meno, non bastando l’apporto che parte di Ecr ha dato alle sue iniziative e non essendo mai stato sul tavolo il sostegno dei Patrioti. Sul Green Deal, ad esempio, non ci sarà alcuna abdicazione di von der Leyen. Nei tweet che la presidente ha diffuso quasi fossero un trailer del suo discorso di mercoledì mattina, c’è anche un passaggio sui disastri naturali e gli incendi che hanno infestato l’Europa. Eventi che, per la numero della Commissione, sono un costante vademecum della necessità dell’azione climatica. Ma non è solo sulla transizione ecologica che von der Leyen è attesa al varco.
I dossier Gaza e dazi sono da tempo cerchiati con il rosso al Pe. La posizione dell’Ue su quanto sta accadendo in Medio Oriente piace davvero a pochi. Von der Leyen non si tirerà indietro e potrebbbe anche ribadire quanto in Aula ha già ricordato l’Alto Rappresentante Ue Kaja Kallas: più che nella Commissione il problema di una voce comune su Israele si ha in seno al Consiglio, segnato da divisioni che non permettono il raggiungimento né dell’unanimità né della maggioranza. Sui dazi, la posizione della Commissione resta saldamente quella del primo agosto: un migliore accordo con l’America di Donald Trump non era possibile. Nelle scorse ore il commissario Ue al Commercio Maros Sefcovic ha annunciato che Washington sta attuando sia le esenzioni sia le tariffe del 15% alle auto. Ma ciò non è bastato a placare i malumori di una parte della maggioranza, Socialisti in testa.
“L’accordo non è equo, va modificato”, ha spiegato il Dem Stefano Bonaccini incontrando proprio il commissario. La presidnete dell’Eurocamera Roberta Metsola ha spiegato come la Plenaria, questa volta, non si aspetta da Von der Leyen “una lista di Natale”, bensì un discorso più a tutto tondo, che riguardi il posto dell’Ue nel mondo. Von der Leyen toccherà comunque alcuni punti cardine della sua agenda, come la difesa e il sostegno all’Ucraina. Si soffermerà a sul capitolo competitività e sull’azione per la deregulation. E, in questo senso dovrà fare i conti con un convitato di pietra, Mario Draghi. Secondo uno studio dell’ European Policy Innovation Council solo una raccomandazione su dieci del rapporto Draghi è stata finora messa in atto. Un punto sul quale, nei prossimi giorni, Palazzo Beralymont potrebbe avviare una riflessione.
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