
Un artista iconoclasta come Carmelo Bene, fra teatro e cinema, è la stella polare del nuovo scatenato film di Franco Maresco (che ancora una volta ha rinunciato a venire al Lido), Un Film per Bene, ultimo dei cinque italiani in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia e subito anche nelle sale con Lucky Red.
L’autore, diventato di culto con Cinico tv, firma un racconto autobiografico/mockumentary pieno di autoironia e verità personale (parla ad esempio dei suoi disturbi ossessivi compulsivi), ma anche invettiva sul cinema italiano. Il punto di partenza della storia sono proprio le difficoltà e i ritardi sul set di un suo film dedicato a Carmelo Bene, che dopo l’ennesimo incidente e il fiume di riprese viene sospeso dal produttore Andrea Occhipinti.
Maresco lo accusa di ‘filmicidio’ e scompare, una sparizione che porta il cosceneggiatore Umberto Cantone ad iniziare la ricerca del regista e a rimettere insieme i pezzi di ciò che è successo. Il tutto in un panorama per il cinema italiano in cui “un film non si nega a nessuno” e “grazie alla tecnologia i mediocri hanno la loro rivincita” sferza Maresco. “Franco, per la sua forza sia artistica che umana, per la sua capacità di visione è come se fosse una Cassandra molto lucida” sottolinea Occhipinti.
Anche se “lavorare con lui stavolta è stata un’impresa fra le più ardue, tortuose, lunghe e complicate. In tanti momenti pensavamo di non riuscire a portare a termine il film e sarebbe stato un peccato, perché come avete visto è pieno di tanti momenti diversi, ricchi di riflessioni, divertenti, fa un racconto profondo del suo mondo”.
Un altro cineasta sempre al di fuori dei rituali del cinema mainstream, Antonio Capuano, maestro di Paolo Sorrentino, che riceve il premio Bianchi del Sngci, debutta con L’isola di Andrea su uno scontro di una coppia (Vinicio Marchioni e Teresa Saponangelo) sulla custodia del figlio di 8 anni.
Oggi al Lido protagonista della giornata è stata anche la musica con, fuori concorso, i documentari su Francesco De Gregori (Francesco De Gregori Nevergreen di Stefano Pistolini), Nino D’Angelo (Nino. 18 giorni diretto dal figlio Toni D’Angelo) e Piero Pelù (Piero Pelù. Rumore dentro di Francesco Fei). Il film non fiction sul ‘principe’ segue i suoi venti concerti in un mese a novembre 2024, per un pubblico di circa duecento persone al teatro Out-Off di Milano, con una scaletta nella quale ruotavano circa 70 brani fra i meno conosciuti nel suo percorso.
“Nei concerti molte persone vengono per le hit ma mi rendevo conto che qualcuno ne avrebbe fatto anche a meno per ascoltare altri brani” spiega il cantautore al Lido -. Così ho pensato a questa serie di live per compiacere pure i gusti di questo pubblico, e anche per me stesso, che amo alcune delle mie canzoni meno conosciute, più delle altre”.
Piero Pelù, invece, in ‘Rumore dentro’ si racconta nella complessa fase di vita,che sta attraversando, iniziata circa tre anni fa quando, durante una sessione di registrazione, un improvviso shock uditivo gli ha provocato un danno permanente al nervo acustico. “È abbastanza nella mia natura non lasciarmi andare, anche se nell’immediato – osserva – ho avuto un periodo molto buio che ho superato attraverso la musica, attraverso pochi amici ma importanti, attraverso l’aiuto di una brava dottoressa che mi ha accompagnato in questo nuovo cammino, in questa nuova porta aperta”.
D’Angelo infine considera ‘Nino. 18 giorni’, diretto dal figlio, come il premio più importante che ha ricevuto. “Io mi racconto da 50 anni, ma mio figlio ha trovato un nuovo modo. Negli anni ’80 il pregiudizio che ho affrontato è stata la più grande montagna da scalare. La gente vedeva solo il caschetto, non quello che facevo, questo mi ha portato alla depressione” che in realtà “mi ha dato la chiave per ricominciare, anche il coraggio di osare, e di guadagnare anche in modo diverso la stima della gente”.
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