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Saturday, February 7, 2026
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A Venezia i maestri, nel segno della violenza – Notizie


La violenza, raccontata dalle più diverse prospettive, epoche e latitudini ha segnato questa giornata alla Mostra del cinema di Venezia.

 

 A cominciare dal ritorno in gara di Kathryn Bigelow, che a otto anni dal suo ultimo film, Detroit, ci scaglia ancora una volta a confronto con le contraddizioni dell’oggi attraverso il ritorno dello spettro atomico in A House of Dynamite, con – fra gli altri – Rebecca Ferguson e Idris Elba (nel ruolo del presidente degli Usa). Al centro della storia il lancio di un missile non rivendicato contro gli Stati Uniti, che innesca una corsa contro il tempo, forse senza speranza, per cercare di evitare l’inizio di un’apocalisse.

 

“È una questione globale: stiamo vivendo davvero in una casa piena di dinamite che potrebbe esplodere da un momento all’altro” sottolinea la regista. “La cosa più importante oggi è comunicare, essere informati il più possibile, in modo da capire quali potrebbero essere le conseguenze”.

Video Venezia, in ‘A House of Dynamite’ Kathryn Bigelow racconta la morte atomica

 

 

Si esplora la violenza sia fisica che morale nell’altro film in concorso del giorno, L’Etranger (Lo Straniero) di Francois Ozon, nuovo adattamento del capolavoro di Albert Camus.

Al centro della storia, l’incontro nel 1938 ad Algeri, tra l’impiegato Mersault (Benjamin Voisin) e il malavitoso vicino Sintès (Pierre Lottin) che lo trascina nei suoi loschi affari fino a quando, in una giornata torrida, su una spiaggia, accade un tragico evento.

 

 

Fuori concorso Gus Van Sant in Dead Man’s Wire attinge a una storia reale, quella del 44enne Anthony G “Tony” Kiritsis che nel 1977 ad Indianapolis entrò alla Meridian Mortgage Company, la società di prestiti che pensava lo stesse mandando in rovina, e prese in ostaggio Richard Hall, il figlio del presidente.

Video Venezia, Gus Van Sant presenta il suo film ‘Dead Man’s Wire’

 

 

È la storia “di un uomo che dal basso contro il sistema”, dice il cineasta (al quale è andato anche il Campari Passion for Film Award) rivelatasi estremamente attuale: “Il fatto di Luigi Mangione (il 27enne che che ha ucciso per strada Brian Thompson, il Ceo della società di assicurazioni mediche United Healthcare) è accaduto appena dopo che avevamo iniziato le riprese a settembre – racconta Van Sant -. Quello su di noi ha avuto un impatto come anche le elezioni presidenziali ma non abbiamo comunque cambiato il tono della storia”.

 

Fuori concorso anche la nuova serie dell’israeliano Hagai Levi, che in Etty mette in scena i diari di Etty Hillesum, scrittrice olandese ebrea morta ad Auschwitz nel 1943. Il regista, sceneggiatore e produttore è intervenuto anche sulla mobilitazione alla Mostra per Gaza. “Bisogna parlarne anche in questo luogo perché quello che sta succedendo è orribile, e deve essere fermato – sottolinea -. Per me è molto importante la protesta e credo che la serie parli di argomenti che sono collegati a quanto sta accadendo, con i discorsi di Etty contro l’odio, ma racconti anche la disumanizzazione delle persone, della vita umana, per vederle solo come nemico. È quello che succede anche con questo regime che non uccide e imprigiona solo i palestinesi ma attacca anche il proprio popolo”.

 

Un altro pezzo del puzzle sul tema ufficioso della giornata lo offre Daniele Vicari, che a Venice Spotlight presenta Ammazzare stanca, gangster movie/biopic con alla base l’omonimo memoriale di Antonio Zagari (interpretato da Gabriel Montesi), morto nel 2004 per un incidente di moto, uno ‘ndranghetista figlio di un boss che, dopo anni da killer per la sua famiglia criminale, decide di ribellarsi a tutto quel sangue. Fra le questioni che affronta Zagari c’è anche il senso dell’uccidere, un elemento estremamente presente, per il regista, “perché secondo me noi ci siamo addormentati per alcuni decenni, poi abbiamo aperto gli occhi e ci siamo resi conto che uccidere è tornato ad essere una cosa praticabile. Sei davanti a casa mia? Ti posso uccidere. Sei un mio vicino e litighiamo? Ti posso uccidere. Sei un popolo che mi dà fastidio? Ti posso uccidere. Lui invece, partendo dall’esperienza di assassino, ci dice che se uccidi rinunci anche un po’ a te stesso, uccidi anche un po’ di te”. 

 

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