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Il sequestro Onofri, Salvatore Raimondi è libero. La mamma di Tommy: “Il 6 settembre avrebbe 21 anni…” – Notizie


Quasi vent’anni fa, la sera del 2 marzo 2006, Salvatore Raimondi, un ragazzo con qualche lavoro saltuario e la passione per la box, sfilò dal seggiolone di casa – con la famiglia inorridita e legata con nastro adesivo – il piccolo Tommaso Onofri, di neanche 18 mesi. Lo rapì insieme a Mario Alessi, che in casa Onofri aveva svolto dei lavoratori da muratore. Avrebbero dovuto affidarlo alla compagna di quest’ultimo, Antonella Conserva, e tenerlo sequestrato probabilmente con lo scopo di un riscatto. Ma qualcosa andò storto.

Il piccolo Tommy fu ucciso quella stessa sera, da Alessi come stabilito dalle sentenze, anche se il corpo fu trovato un mese dopo. Oggi Raimondi, scontata la pena di vent’anni di carcere – 16 anni, con le riduzioni previste per legge – è un uomo libero. “Condannati a vita siamo noi”, è il commento della madre del piccolo Tommy, Paola Pellinghelli. A riportare la notizia del fine pena per Raimondi è la Gazzetta di Parma. L’uomo, oggi 46enne, è uscito dal carcere di Forlì nelle scorse settimane: aveva in realtà già finito di scontare la pena per il solo sequestro del piccolo Tommy già nel 2022 ma era rimasto in carcere perché nel 2018 era stato condannato in via definitiva a tre anni e mezzo per estorsione nei confronti di un altro detenuto.

“Prima o poi me l’aspettavo, visto che era già in semilibertà. Che si goda la sua vita, noi invece siamo condannati per sempre”, ha detto al quotidiano la mamma del piccolo Tommy. Che il 6 settembre avrebbe compiuto 21 anni. Il papà, Paolo Onofri, è morto nel 2014. “Non voglio sentire parlare di perdono”, aggiunge Pellinghelli. “Per me sono tutti e tre sullo stesso piano. Non perché ha aiutato la giustizia, è diverso dagli altri, meno responsabile”.

Fu Raimondi a sfilare il piccolo Tommy dal seggiolone nella casa di Casalbaroncolo, lasciando l’impronta decisiva sul nastro adesivo con cui fu legata tutta la famiglia. Il piccolo fu trovato morto il primo aprile 2006 e la sera stessa furono arrestati Raimondi, Alessi e la compagna di quest’ultimo, Antonella Conserva. Fu sempre Raimondi il primo a crollare e a confessare che erano stati lui e Alessi, con la complicità di Conserva, a organizzare il sequestro. Raccontò poi che fu Alessi a colpire il piccolo con una vanghetta e a soffocarlo in via del Traglione, quando lui se ne era già andato. I giudici hanno sempre ritenuto

Raimondi credibile, condannandolo a 20 anni con rito abbreviato, quindi con lo sconto di un terzo della pena, per sequestro di persona con morte non voluta dell’ostaggio. Raimondi già dalla primavera dello scorso anno era in semilibertà: usciva la mattina dal carcere per andare a lavorare come operaio in una ditta di Forlì e rientrava la sera. Nel 2016 si è sposato in carcere con una detenuta, che deve ancora finire di scontare la sua condanna. “È passato dalla semilibertà alla libertà. Durante la pena, per sua scelta, non ha mai voluto richiedere permessi premio”, ha detto il suo difensore Marco Gramiacci.

Il suo stesso reato è stato contestato ad Antonella Conserva, che però aveva scelto il rito ordinario, dichiarando fin dall’inizio di non sapere nulla del piano organizzato dal compagno e da Raimondi. Per i giudici però non solo sarebbe stata a conoscenza di tutto ma fui lei “la mente del sequestro”: è stata condannata in via definitiva a 24 anni. Oggi ha 51 anni e dopo aver ottenuto vari permessi premio per uscire dal carcere di Mantova, e poi la semilibertà, sta finendo di scontare la pena. Mario Alessi, oggi 65enne, è condannato in via definitiva all’ergastolo per il rapimento e l’uccisione di Tommy. Sta per maturare il numero di anni sufficiente per la semilibertà, anche se nel suo caso i parametri sono più rigidi in quanto “ergastolo ostativo”. 

Salvini: “Questa non è giustizia”

“Questa non è giustizia. Un pensiero a quel piccolo angelo e a chi lo ricorda e lo piange ancora oggi”, ha commentato il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini.

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