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Saturday, February 7, 2026
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Il falco Ben Gvir in cella da Barghouti, ‘non vincerai’  – Notizie


“Non ci sconfiggerete”, perché chi prova ad attaccare gli israeliani, “noi lo cancelliamo”. La frase rivolta dall’ultrafalco Itamar Ben Gvir al carismatico leader palestinese Marwan Barghouti, in carcere da 23 anni con la prospettiva di restarci, in un video girato dallo stesso ministro è diventata virale sui social, suscitando un’ondata di indignazione, e non solo fra i palestinesi.

 

L’exploit del controverso ministro per la sicurezza, anche nei tempi, fa coppia con l’annuncio del suo sodale e alleato, il collega alle Finanze, Bezalel Smotrich, della costruzione di 3.400 insediamenti per coloni nello spazio fra la Cisgiordania e Gerusalemme Est, seppellendo per sempre, nelle sue stesse parole, l’idea di uno Stato palestinese. Ben Gvir dice che l’incontro nel carcere di Ganot è stato casuale, durante una visita alla struttura, anche perché il nome del penitenziario nel quale Barghouti è detenuto è segreto.

Video Gaza City, così era la città che non c’è più

 

 “Non vincerai. Chiunque si metta contro il popolo di Israele, chiunque uccida i nostri figli, chiunque uccida le nostre donne, noi lo cancelleremo. Devi saperlo”, dice nei 13 secondi del filmato a un irriconoscibile Barghouti, smagrito e dall’aria sofferente, rasato in testa e senza i proverbiali baffi, che seduto su una panca sembra annuire agli improperi. Se il loro incontro non è casuale, quello di Ben Gvir costituisce senz’altro un gesto strategico, una voluta provocazione, un tentativo di umiliazione nei confronti di quello che i sostenitori da anni cercano di accreditare come il “Mandela palestinese”. Barghouti, arrestato nel 2002, è stato condannato nel 2004 a cinque ergastoli per attentati terroristici in cui morirono cinque israeliani durante la secondo Intifada, che imperversò fra il 2000 e il 2004. Storico dirigente di Al Fatah, il partito di Yasser Arafat e dell’attuale presidente dell’Autorità nazionale Palestinese, Abu Mazen, 66 anni, malgrado sia fuori gioco da oltre vent’anni, è considerato tuttora una figura unificante nella società palestinese, profondamente divisa da oltre 30 anni, politicamente oltre che geograficamente. Non a caso, Barghouti è sempre in cima alle liste di prigionieri da liberare in cambio del rilascio degli ostaggi: richiesta alla quale Israele non ha mai dato l’assenso. “Mio padre ha perso molto peso e sembra vecchio”, ha commentato il filmato di Ben Gvir il figlio Arab, che ha definito il gesto del ministro dell’ultradestra “arroganza spudorata”. “Marwan non ho riconosciuto i tuoi lineamenti, e forse una parte di me non vuole accettare tutto quello che tu e i prigionieri avete sopportato in carcere”, ha scritto la moglie, Fadwa. La delegazione dell’Anp all’Onu scrive che Barghouti “ha perso oltre la metà del suo peso per negligenza e maltrattamenti”. Reazioni alle quali Ben Gvir ha risposto: “Che il suo nome sia cancellato”.

Inserire didascalia


 

 Intanto, mentre Israele si porta avanti con i preparativi per occupare totalmente la Striscia di Gaza, l’Onu denuncia che almeno 1.760 palestinesi sono stati uccisi dalla fine di maggio a Gaza, e di questi 994 erano in fila per il cibo e altri 776 mentre inseguivano convogli di aiuti umanitari. E proprio in vista della nuova offensiva dell’Idf, gli israeliani contrari alla linea Netanyahu si preparano ad un giorno di sciopero. Con “un unico appello, nelle strade, nelle piazze, agli incroci, sui social media e ovunque: Riportateli a casa ora!”, ha annunciato il Forum delle famiglie degli ostaggi alla vigilia del blocco totale delle attività nel Paese. Sono previste centinaia di iniziative. 

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