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Saturday, February 7, 2026
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Meloni: ‘Il tribunale dei ministri archivia la mia posizione su Almasri’ – Notizie


 Il governo ha sempre preso decisioni “concordate”. Su tutte le questioni comprese quelle delicate come il caso Almasri. E’ una furia Giorgia Meloni quando racconta sui social di avere ricevuto la comunicazione da parte del tribunale dei ministri che la sua posizione “è archiviata” mentre con ogni probabilità sarà richiesta, come dice di desumere dal “decreto” che ha in mano, l’autorizzazione a procedere per Matteo Piantedosi, Carlo Nordio e Alfredo Mantovano. Una decisione “assurda”, attacca la premier, tanto più che il presupposto è che lei non sia stata “preventivamente informata” dai suoi ministri a cui siederà “a fianco quando il Parlamento” dovrà votarla.

La giornata era iniziata con il volo in elicottero verso Ancona e il festeggiamento del compleanno di Antonio Tajani (cui oltre alla torta fa trovare dei dolcetti tunisini omaggio di Kais Saied). E proseguita con l’elogio dello spirito dei marchigiani (come del loro illustre concittadino Enrico Mattei), la visita al cantiere della Pedemontana, strette di mano. Quindi con l’annuncio a sorpresa dell’estensione della Zes a Umbria e Marche, che la premier fa a fianco del “suo” governatore Francesco Acquaroli, a caccia del bis a settembre. Lo sforzo è quello di presentarlo come un evento “istituzionale”, tanto che ad accoglierla c’è pure il presidente della provincia Daniele Carnevali, espressione del centrosinistra. Ma già dalle prime parole di Matteo Salvini in videocollegamento – “vinceremo nelle Marche e non per le inchieste” – si capisce che, di fatto, la trasferta del governo ad Ancona serve a benedire la corsa di Acquaroli. Tanto che le opposizioni bollano immediatamente la mossa come uno “spot elettorale”, anche perché l’estensione della Zes è un disegno di legge che ora avrà bisogno dei suoi tempi per essere approvato dal Parlamento. Ma “ha paura di perdere ed ecco che arriva la Zes”, sintetizza Matteo Renzi, mentre i dem a partire dallo sfidante Matteo Ricci sono più cauti e chiedono (fosse mai che davvero riuscisse la rimonta) che ora l’esecutivo sia conseguente stanziando anche le risorse adeguate.
Rientrata a Roma Meloni poi passa dal tavolo sul vino al Consiglio dei ministri (ed è pure invitata al matrimonio del viceministro agli Esteri Edmondo Cirielli). Fino al secondo annuncio, quello al veleno. Archiviazione per lei e richiesta di autorizzazione a procedere per gli altri indagati dal Tribunale dei ministri. Nel decreto, scrive la premier, “si sostiene che io ‘non sia stata preventivamente informata e (non) abbia condiviso la decisione assunta’: e in tal modo non avrei rafforzato ‘il programma criminoso’ “. In sostanza “si sostiene pertanto che due autorevoli Ministri e il sottosegretario da me delegato all’intelligence abbiano agito su una vicenda così seria senza aver condiviso con me le decisioni assunte”. Tesi che per lei è “palesemente assurda” perché “a differenza di qualche mio predecessore, che ha preso le distanze da un suo ministro in situazioni similari rivendico che questo Governo agisce in modo coeso sotto la mia guida”. La stoccata è rivolta a Giuseppe Conte e alla vicenda della nave Diciotti, come prontamente ricorda pure Matteo Salvini: “Alla faccia dei ‘non ricordo’ degli smemorati Conte e Toninelli sugli sbarchi dei clandestini, avanti insieme e a testa alta”, scrive il vicepremier in risposta al post social di Meloni che “nel merito” ribadisce “la correttezza dell’operato dell’intero esecutivo che ha avuto come sola bussola la tutela della sicurezza degli italiani”. L’assurdità, ribatte Avs dall’opposizione è “avere liberato uno stupratore, anche di bambini, un assassino, un trafficante di esseri umani”, come dice Angelo Bonelli invitando il governo a “non nascondersi dietro l’immunità” e a lasciare che si celebri il processo. 

Il post di Giorgia Meloni

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