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Saturday, February 7, 2026
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Mattarella nella lista nera di Mosca, l’ira di Meloni – Notizie


Gelo fra Mosca e Roma. Il Cremlino ha accusato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella di aver usato frasi di odio contro la Russia. Il Capo dello Stato non ha replicato direttamente, ma ha ribadito la posizione critica nei confronti delle politiche del governo di Vladimir Putin: l’aggressione dell’Ucraina “ha cancellato l’equilibrio che garantisce la pace” in Europa.

La politica italiana si è schierata in maniera trasversale col Quirinale, anche se la Lega lo ha fatto in maniera più defilata. Netta, invece, la presidente del consiglio Giorgia Meloni: quella russa è una “inaccettabile provocazione”.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, anche lui nella “lista nera” stilata da Mosca insieme al collega di governo Guido Crosetto, ha disposto la convocazione dell’ambasciatore della Federazione russa. In serata, l’ambasciata russa in Italia ha parlato di “stupore” per la reazione italiana: “Sostanzialmente – ha scritto – in quei contenuti, non c’è nulla di nuovo” visto che “i politici italiani menzionati si sono effettivamente distinti per una serie di affermazioni inappropriate e antidiplomatiche nei confronti della Russia”.

Sono mesi che le parole di Mattarella rimbalzano a Mosca, stringendo certi stomaci al Cremlino. E provocando attacchi. L’ultimo è arrivato dal sito del ministero degli esteri russo, dove è stata pubblicata una lista di politici accusati di aver pronunciato frasi di odio contro la Russia.

Fra loro, appunto, il capo dello Stato italiano: il governo guidato da Valdimir Putin gli rinfaccia soprattutto l’intervento all’Università di Marsiglia, il 5 febbraio, quando Mattarella fece un parallelo fra “il progetto del Terzo Reich in Europa” e l’ “aggressione russa all’Ucraina”. Nella lista pubblicata in queste ore Mattarella compare a fianco di esponenti di una quindicina di Paesi. Fra loro anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il presidente francese Emmanuel Macron.

 

 

Oltre, appunto, a Tajani e a Crosetto. Il ministro degli Esteri per aver paragonato “i combattenti ucraini” ai “partigiani e ai soldati dell’esercito di liberazione nel 1945”, perché “stanno combattendo per la libertà”. E quello della Difesa per aver detto che Putin ha “in mente un ordine internazionale nel quale chiunque è più forte prende altri Paesi”.

Quella lista, ha scritto la premier Meloni, “non è altro che l’ennesima operazione di propaganda, finalizzata a distogliere l’attenzione dalle gravi responsabilità di Mosca, ben note alla comunità internazionale e che la comunità internazionale ha condannato fin dall’inizio. Desidero, per questo, rivolgere la mia solidarietà al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ai ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto”.

Anche Tajani, nel doppio ruolo di ministro degli Esteri e di destinatario del “niet”, esprimendo solidarietà a Mattarella ha parlato di “una provocazione alla Repubblica e al popolo italiano”. Non è la prima volta che dal governo di Putin arrivano attacchi a Mattarella per le parole pronunciate a Marsiglia. A metà febbraio, la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, le definì “invenzioni blasfeme”.

 

Solo un mese più tardi, la stessa Zakharova tornò ad accusare Mattarella di “menzogne e falsità”, stavolta prendendo di mira l’intervento che il Capo dello Stato aveva fatto a Hiroshima, la città giapponese distrutta dalla bomba atomica americana nella seconda guerra mondiale: “La Federazione Russa – aveva detto Mattarella in quell’occasione – in particolare si è fatta promotrice di una rinnovata e pericolosa narrativa nucleare”. Nell’elenco delle frasi indigeste, c’è anche un altro discorso di Mattarella, nel 2024, in occasione dell’anniversario della battaglia di Monte Cassino, quando parlò del sostegno all’Ucraina e del “rinnovato impegno contro le dittature”.

La pubblicazione della “lista nera” ha di fatto compattato le forze in Parlamento, schierate col capo dello Stato. Unico big assente nelle dichiarazioni, il segretario della lega Matteo Salvini. Dal suo partito sono comunque arrivate diverse espressioni di solidarietà al Quirinale, come quella del capogruppo al Senato Massimiliano Romeo. Unanimi le opposizioni. Il presidente del M5s, Giuseppe Conte, ha parlato di “liste di proscrizione degne della peggiore tradizione autoritaria e antidemocratica”. Per la segretaria Pd Elly Schlein, quanto avvenuto “è inaccettabile, grave e inqualificabile”.

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