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Friday, February 6, 2026
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Ripresi gli aiuti a Gaza, i corpi di 2 ostaggi in Israele – Medio Oriente


Dopo diversi giorni di caos e violenza, costati la vita a decine di civili in cerca di cibo, e con conseguente sospensione della distribuzione degli aiuti, la Gaza Humanitarian Foundation ha reso noto che le sue strutture umanitarie sono state riattivate. Allo stesso tempo resta forte la pressione internazionale su Israele perché garantisca un maggiore flusso di aiuti per la popolazione. L’agenzia privata sostenuta da Stati Uniti e Israele ha fatto sapere di aver aperto un nuovo sito per fornire cibo a Rafah (con l’obiettivo di aprirne anche un altro) ed un suo portavoce ha spiegato che nel corso della giornata sono stati consegnati “1,4 milioni” di pasti. L’esercito israeliano in precedenza aveva messo in guardia i palestinesi dal muoversi sulle strade che portavano ai centri di distribuzione, perché considerate “zone di combattimento”. E la Ghf, dopo aver sospeso le attività per un giorno per quella che ha definito una “riorganizzazione”, ha assicurato che sta lavorando per rendere le operazioni più sicure. Un modo per rispondere all’Onu e delle altre organizzazioni internazionali, che accusano l’ente di operare in modo non efficiente e opaco, per favorire l’esercito israeliano.

 

 

La situazione umanitaria nella Striscia resta critica, con l’Onu che ha denunciato tra le altre cose la terribile condizione di quasi tremila bambini sotto i 5 anni che soffrono di malnutrizione acute. A Berlino il ministro degli esteri tedesco Johann Wadephul, ricevendo il collega Gideon Sa’ar, ha rinnovato l’appello al governo israeliano perché allenti in modo sostanziale il blocco agli accessi dei camion umanitari. Gli aiuti devono crescere in “quantità e velocità” di fornitura, gli ha fatto eco da Londra il premier britannico Keir Starmer. Un oggettivo ostacolo alle operazioni umanitarie è rappresentato dai combattimenti nella Striscia. Le autorità di Hamas hanno denunciato almeno 43 morti in 24 ore nella Striscia ed un raid sull’ospedale Al-Ahli a Gaza City nel quale, secondo quanto ha riportato al Jazeera, sono rimasti uccisi anche tre giornalisti. Israele invece ha fatto sapere di aver preso di mira un militante della Jihad Islamica che operava nel cortile dell’ospedale.

 

E in questa guerra che non dà segno di terminare lo Stato ebraico avrebbe reclutato anche una banda criminale di jihadisti legati all’Isis per combattere contro Hamas, fornendo armi: lo ha rivelato l’ex ministro della Difesa Avigdor Liberman. Benyamin Netanyahu avrebbe approvato direttamente l’operazione, senza il consenso del gabinetto di crisi. Proprio il premier israeliano ha annunciato che i corpi di due ostaggi con il doppio passaporto Usa, uccisi il 7 ottobre, sono stati restituiti: Gad Haggai e Judy Weinstein Haggai, 70enni, erano residenti del kibbutz Nir Oz, una delle comunità più colpite dall’attacco guidato da Hamas, con quasi un quarto dei suoi residenti uccisi o sequestrati. Il presidente israeliano ha parlato di “un momento di profondo dolore, ma anche di conforto e di risoluzione dell’incertezza”. Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha denunciato la “persistente crudeltà” di Hamas ed ha invocato la liberazione di tutti i prigionieri.

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